La Rete di Quiliano (SV) collabora con il collettivo SE (un’associazione culturale di persone con esperienze nella Repubblica Centrafricana) ad un’azione di ricerca su questo paese dimenticato e divulgazione di elaborati a scopo di sensibilizzazione geopolitica. Le informazioni e le riflessioni sono raccolte grazie a uno stretto contatto con un gruppo di studentesse e studenti dell’Università di Bangui impegnati ad inviare materiali* che ritengono interessanti. Sono loro i referenti sul posto ed i protagonisti sul campo.
Di seguito, il contributo che Caterina Perata (Rete di Quiliano e collettivo SE) ci ha inviato a partire da due recenti eventi:
Il 13 agosto 2026 la Repubblica Centrafricana ha festeggiato i 66 anni di indipendenza dalla Francia. Nei fatti, l’esercito francese ha lasciato il paese a dicembre 2022 dichiarando che la sua missione di “formazione” dell’esercito centrafricano sarebbe passata alla Russia ed ai mercenari Wagner sostenitori del presidente Touaderà, rieletto per la terza volta dopo aver modificato la Costituzione.
Il 18 agosto 2026 la terra di sbancamento di una miniera d’oro abbandonata al nord-ovest del paese è crollata seppellendo più di cento minatori che cercavano tra quanto rimasto dopo lo sfruttamento delle imprese straniere autorizzate, perlopiù cinesi e russe.
Circa 5.600.000 abitanti, due terzi malnutriti, luce elettrica ed acqua potabile disponibili saltuariamente soltanto nella capitale che conta 1.500.000 di abitanti, sistema sanitario e scolastico inadempienti o inesistenti, qualche centinaio di km asfaltati su un territorio grande il doppio dell’Italia.
Una terra che esporta illegalmente tonnellate d’oro, la cui autosufficienza alimentare avrebbe solo bisogno di essere lasciata in pace.
È la perpetua e voluta instabilità politica a martoriare il paese da sempre affinché rimanga un enorme supermercato in cui servirsi di oro, diamanti, uranio, legname e quant’altro utile – il principe Harry di Inghilterra controlla un’area del nord per la caccia grossa-. Instabilità assicurata da democrature corrotte e forze armate più o meno “regolari” che si affrontano sotto gli occhi della MINUSCA, i 17.000 caschi blu dell’ONU presenti nel paese. Terra dove vivono gli -economicamente- ultimi tra gli ultimi, dove il dissenso è represso con violenza da sempre, dove la paura è l’antiaggregante più efficace per la società civile. Una terra che, tuttavia, resiste con la forza della sua antica dignità e l’energia della giovanissima popolazione.
* I materiali video non sono disponibili sul web ma il collettivo SE è pronto ad incontrare fisicamente gruppi e singoli interessati ad approfondire. È possibile unirsi alla chat RCASE (scrivendo a caterina.perata@gmail.com) per aggiornamenti. Il libro “La strada di SE”, People 2021, racconta. ll ricavato dalla vendita del libro e dalle serate di incontro finanzia borse di studio per studenti universitari e l’attività dei corrispondenti.


