Amal Khreishe, referente dell’organizzazione di donne palestinesi PWWSD (Palestinian Working Women Society for Development) che la Rete Radié Resch sostiene, ci ha mandato un aggiornamento sull’incremento della violenza israeliana in Cisgiordania e il nuovo progetto che hanno attivato in questo contesto. Ecco l’aggiornamento:
“L’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania (come sapete, tutti illegali) ha raggiunto livelli record. Solo nel 2025 sono stati approvati 54 nuovi insediamenti ufficiali ed eretti 86 avamposti. Di pari passo è aumentata la violenza letale perpetrata dai coloni: nel 2026, ad oggi, sono stati uccisi dai coloni 25 palestinesi inclusi bambini, il bilancio annuale più alto mai registrato. Oltre alle uccisioni, PWWSD ha documentato almeno 16 casi di violenza sessuale da parte di coloni e soldati, nonché un fenomeno più ampio di stalking, nudità forzata e minacce di stupro. Oltre il 70% delle 7.000 famiglie sfollate ha indicato le minacce rivolte a donne e bambini – in particolare la violenza a sfondo sessuale – come fattore determinante nella decisione di abbandonare la propria casa.
Le bambine e i bambini di queste comunità crescono sotto questa pressione. Incursioni, attacchi notturni, costanti minacce di violenza, incendi dolosi, perdita di pascoli e 925 ostacoli alla libertà di movimento registrati entro l’aprile 2026 scandiscono la loro quotidianità. L’istruzione, fondamentale fattore di protezione, ne risente direttamente: nell’ultimo anno scolastico sono stati documentati oltre 2.000 incidenti che hanno coinvolto 540 scuole e 84.000 studenti, mentre 84 scuole (frequentate da 12.855 alunni/e) hanno avuto ordine di demolizione. Anche la sola minaccia di demolizione genera ansia cronica e un calo della frequenza scolastica. Tra le conseguenze riscontrate nei bambini figurano paura persistente, disturbi del sonno, isolamento, aggressività e abbandono scolastico.
Questi effetti hanno una forte connotazione di genere. Le bambine vengono ritirate da scuola quando i percorsi che attraversano gli insediamenti e i posti di blocco sono ritenuti insicuri; perdono la propria privacy e l’accesso a servizi igienico-sanitari adeguati, oltre a correre un rischio maggiore di matrimonio precoce e isolamento, mentre le barriere sociali rendono loro difficile chiedere aiuto. I genitori si fanno carico della responsabilità di garantire protezione disponendo di risorse scarse: in seguito allo sfollamento, l’87% delle donne ha riferito di aver perso ogni fonte di reddito e il 90% ha segnalato un aumento dello stress psicologico.”
In questo contesto, le donne palestinesi della PWWSD, specializzate in programmi di protezione dell’infanzia e di salute mentale (oltre che di empowerment delle donne), hanno avviato un progetto per offrire sostegno psicosociale e protezione a bambine/i e adolescenti – in particolare alle ragazze – residenti nei villaggi della Cisgiordania più interessati dalla presenza di insediamenti israeliani, e sostenere i genitori nel prendersi cura di loro (informazioni dettagliate sul progetto nella prossima lettera circolare).


