Attraverso la Rete di Lancenigo (TV) con cui è in contatto da lungo tempo, la Comunità Mapuche Pillañ Mahuiza ha proposto alla Rete Radié Resch di sostenerla in un nuovo progetto di produzione di sidro e aceto di mele biologico.
La comunità Pillañ Mahuiza abita la zona della Cordigliera della provincia del Chubut, Patagonia argentina. È un territorio recuperato più di 25 anni fa da diverse famiglie Mapuche con la finalità di custodirlo e proteggerlo dai progetti estrattivisti che lo minacciano costantemente, come la creazione di dighe sul fiume Corcovado che attraversa questa mapu (terra). Nel territorio – circa 150 ettari con boschi autoctoni in competizione con una piantagione di monocultura di pino ponderosa – ci sono più di cento alberi di mele (rosse, verdi, gialle, grandi, piccole…).
Il progetto è orientato allo sfruttamento delle enormi quantità di mele che crescono nel terra della Comunità, per produrre sidro e aceto di mele in maniera artigianale. Considerando che nella zona esiste un importante movimento di turismo, la vendita dei prodotti artigianali di consumo ai turisti, oltre che ai vicini della zona e al pubblico in generale, permetterà di generare fonti di reddito economico per la Comunità Mapuche. Questo è particolarmente importante per la difficile situazione in cui si trova la Comunità Pillañ Mahuiza, vittima di violenze e repressione sistematica* favorite dal razzismo istituzionale del governo Milei, in un contesto di smantellamento delle istituzioni indigene ed espansione di progetti estrattivi portati avanti da imprese transnazionali.
Le prime tappe del progetto, indispensabili per l’avvio della produzione di sidro e aceto di mele, sono la costruzione di un sistema di fornitura d’acqua dal fiume al punto di produzione, e il completamento della struttura della fabbrica, realizzata con legname del luogo. La Rete Radié Resch conferma il sostegno economico per queste tappe, per un totale di 9.000 euro in 2 anni.
* Al riguardo, Mauro Millan, lonko (capo) della Comunità Pillañ Mahuiza e referente della nuova operazione, ha comunicato che la Comunità, con il supporto tecnico del CETIM (un’organizzazione con status consultivo presso le Nazioni Unite), ha presentato all’ONU una denuncia di violazione dei diritti umani commessa contro il Popolo Mapuche nella provincia del Chubut. Il rapporto documenta le perquisizioni di massa effettuate nel 2025, l’uso della forza in operazioni simultanee contro le Comunità Mapuche, il prelievo forzato di campioni di DNA, la violazione degli spazi cerimoniali, la criminalizzazione giudiziaria e mediatica di persone e autorità tradizionali indigene, inclusa la persecuzione della medicina ancestrale mapuche esercitata dalle machi (sciamane). Espone inoltre il contesto di espansione di progetti estrattivi portati avanti da imprese transnazionali senza consultazione previa, libera e informata, in violazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni.


