L’11 dicembre scorso si è conclusa all’Aja la 55a sessione del Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) per le donne afghane, con la presentazione della sentenza di crimini contro l’umanità commessi dal governo talebano mediante persecuzione di genere. La sessione è stata sollecitata da quattro organizzazioni della società civile afgana (Rawadari, Ardho, Drops, Hrd+) che hanno messo sotto accusa i componenti del governo talebano per la violazione radicale e sistematica dei diritti delle donne afghane. Le informazioni qui riportate sono tratte dall’articolo di Simona Fraudatario e Gianni Tognoni https://volerelaluna.it/mondo/2025/12/18/lumanita-negata-e-il-protagonismo-delle-donne-afghane/.
La documentazione presentata al TPP – testimonianze, rapporti orali e scritti, analisi storiche e giuridiche sul periodo dal 2021 (anno in cui i Talebani hanno preso il controllo totale del Paese in seguito al ritiro delle forze occupanti statunitensi) ad oggi – ha mostrato un processo di “erasure” (“cancellazione”) dell’esistenza, prima ancora che dei diritti, delle donne e delle ragazze afgane. Un processo che ha cancellato i risultati raggiunti nel precedente periodo di transizione costituzionale. Secondo i dati dell’Unesco, nel 2018 la popolazione femminile scolarizzata era passata da zero a 2,5 milioni nelle scuole primarie e, nel 2021, da 5.000 a 100.000 nelle scuole superiori. Le donne erano ormai presenti in tutte le professioni, dalla medicina al diritto, dal giornalismo all’ingegneria, dall’aviazione alla pubblica amministrazione. Occupavano, inoltre, il 27% dei seggi nella Lower House ed il 17% nella Upper House. Con il ritorno al potere dei talebani, la logica di discriminazione strutturale è tornata a prevalere e la negazione istituzionale dell’identità stessa delle donne come soggetti autonomi è stata ristabilita come “normalità” in nome di un’arbitraria interpretazione delle leggi islamiche più radicali. Con 157 decreti i talebani hanno istituzionalizzato la negazione di tutti i diritti umani alle donne: diritti all’istruzione, alla salute-sanità, al lavoro, al movimento, all’informazione, alla partecipazione a riunioni e assemblee, alla giustizia, alla cura delle disabilità. La presenza obbligatoria di un accompagnatore uomo per qualsiasi azione faccia una donna fuori casa, dalla visita medica all’uso di un taxi, è il pro-memoria simbolico e fisico che la donna non è considerata una persona.
Le preoccupazioni espresse nella sentenza del TPP riguardo alla crescente “normalizzazione” della situazione giuridicamente e umanamente intollerabile delle donne afghane da parte degli Stati che progressivamente riconoscono “legittimità” al governo talebano, sono uno dei messaggi più urgenti che chiamano in causa la responsabilità della comunità internazionale.


