Nel Quiché, la regione più povera del Guatemala che è stata il cuore delle lotte della popolazione indigena Maya contro lo sfruttamento delle multinazionali, ma anche il centro della feroce repressione della popolazione Maya durante la guerra civile – arresti, sparizioni, torture e devastazione di villaggi denunciati da Rigoberta Menchù, Nobel per la pace – la Rete Radié Resch ha sostenuto varie operazioni. Referente delle operazioni padre Clemente Peneleu, prete di etnia Maya da sempre impegnato per la giustizia sociale, anch’egli più volte minacciato di morte e costretto a temporanei esili in Messico a causa del suo impegno. P. Clemente è parroco di San Antonio Ilotenango, un’area formata da piccole villaggi di case poverissime, collegati da strade impossibili. In quest’area, dove storicamente massacri e devastazioni hanno perpetuato povertà e mancanza di infrastrutture, negli anni del Covid, con la chiusura dei mercati di paese i fragili sistemi economici dei villaggi hanno subito un tracollo.
Maria e Gianni della Rete di Verona, rientrati da un viaggio in cui hanno ripreso i contatti con la Comunità di San Antonio, scrivono che le persone e le iniziative si muovono tuttora in difficile equilibrio tra i servizi che l’amministrazione pubblica dovrebbe fornire e i limiti causati dalla corruzione, che è un gravissimo problema in Guatemala. Tuttavia i piccoli progetti creati nell’ambito della Comunità, particolarmente i progetti creati da donne native per contrastare la violenza contro le donne e sviluppare capacità di autosostentamento e autonomia economica delle donne, crescono con successo. Oggi una trentina di donne lavora per produrre farmaci di erboristeria, secondo le conoscenze e le tradizioni locali maya; dopo un corso di formazione che ha saputo valorizzare le loro conoscenze, si sono rese autosufficienti.
Iniziative per sviluppare l’autonomia familiare delle donne sono partite anche nel vicino paese di Totonicapan. Già nel 2019 Thelma Gutierrez e altre due amiche hanno fondato la cooperativa ‘De Mujer a mujer’ (‘Da donna a donna’). Queste donne vanno a incontrare personalmente le donne contadine dei villaggi per instaurare legami diretti di conoscenza e amicizia, e mostrare percorsi di autonomia prima impensabile, perché lavorare il campo, tenere la casa, accudire i figli non dà nessuna possibilità di cambiamento. Invece, attraverso piccoli prestiti di microcredito (spesso bastano 100 quetzales, equivalenti a 14 euro), preceduti da corsi di formazione adeguati, le donne possono acquistare un po’ di sementi o qualche gallina, e iniziare un percorso fatto di dignità e autonomia. Questo progetto coinvolge attualmente 300 donne e sta portando cambiamenti molto significativi nelle rispettive famiglie, in particolare nel rapporto uomo-donna.
Per l’importanza della sua ricaduta, la Rete Radié Resch sta pensando di sostenere questo progetto.


